lunedì 11 marzo 2013

Scusate il ritardo...

Scusate il ritardo. A metà dicembre sono sparita nel nulla, senza una spiegazione, né un saluto e mi dispiace. Qualcuno dei miei lettori mi ha chiesto se sono rimasta incinta. No, ovviamente. Quelle come me non rimangono incinta. Non credo nell'errore, né tanto meno nel 'per una volta cosa voi che succeda?'. La verità è che ho cercato, trovato e accettato un nuovo lavoro che, spero, potrà diventare un domani la mia attività principale. Per il momento, però, ho dovuto incastrare questo nuovo lavoro tra i mille impegni che già avevo. Le prime settimane credevo di riuscire a continuare anche il blog, poi mi sono ripromessa di scrivere un post per avvisarvi dell'interruzione e alla fine eccomi qui, a lavoro ultimato, a scusarmi per il ritardo.

Il mondo si divide in due: quelli che arrivano sempre in anticipo e quelli che arrivano sempre in ritardo. I primi ogni volta si domandano perché finiscono sempre per aspettare la gente che non mostra il minimo rispetto, i secondi si prodigano in mille scuse. Scuse. Non sono proprio delle bugie, ma nemmeno la verità. Sono di solito delle situazioni plausibili, probabili, quasi certe. Scusa, ma ho trovato il passaggio a livello chiuso e poi l'uscita dei ragazzi dal liceo...un casino guarda. Scusa, ma mi ha chiamato mia suocera un attimo prima che uscissi di casa e mi ha tenuto al telefono mezz'ora. Scusa, ma avevo davanti un camion e non c'era modo di sorpassare, ho fatto tutto il viaggio a trenta all'ora. Scusa, ma mi sono fermata in posta a ritirare una raccomandata e non credevo di metterci così tanto. Scuse, appunto. Il passaggio a livello sarà anche stato chiuso, ma è chiuso sedici volte al giorno e quindi dovresti sempre partire cinque minuti prima sapendo che le probabilità di trovarlo chiuso sono alte. In posta c'è sempre tanta gente, se hai un appuntamento alle undici non puoi andarci alle undici meno venti. Sono scuse, bugie se preferite, ma sono buona educazione.

Posto che ormai siamo in ritardo è bene far capire a chi ci aspettava che non l'abbiamo fatto di proposito, che non è dipeso da noi, che ci dispiace per l'inconveniente, che abbiamo fatto di tutto per arrivare puntuali. Si utilizzano scuse plausibili, probabili, quasi certe proprio perché anche in nostro interlocutore si è trovato spesso in situazioni simili e sa quello che significa. Le scuse che scegliamo sono quelle comunemente accettate da tutti, esperienze condivise e sulle quali nessuno può aver nulla da ridire. Non ci sogneremmo mai di dire -nemmeno se fosse la verità- che abbiamo fatto tardi perché non riuscivamo a decidere cosa mettere, abbiamo provato ogni abbinamento disponibile nel nostro guardaroba, scelto un completo marrone e poi make up, pettinatura, orecchini in pendant ma, un attimo prima di uscire (già in lieve ritardo) ci siamo rese conto che il trench beige era in lavanderia e abbiamo quindi optato per una gonna nera, camicia rossa, poi cambio di make up e pettinatura, cambio di borsa, spolverino nero e (con un ritardo ormai inaccettabile) siamo partite.

Scuse plausibili, comunemente accettate. Non sempre, non più.

Era domenica e dovevo lavorare. Aspettavo una famiglia di Treviso che aveva affittato un appartamento per le vacanze estive. Mi avevano chiesto se era possibile arrivare verso mezzogiorno, per poter preparare il  pranzo al bambino già in appartamento e gli avevo detto che sì, certo, sarei stata lì ad aspettarli già verso le undici e mezza. All'una mi hanno chiamato per dirmi che il bambino non ce la faceva più e si erano fermati a mangiare lungo la strada. Non in autogrill, perchè con un bambino non si può, ma avevano trovato un posticino carino a pochi chilometri dall'uscita dell'autostrada. Erano ormai le tre, avevo fatto tutto quello che potevo fare, controllato tutto il controllabile e telefonato a tutti quegli amici e parenti che non sentivo da un po' (grazie Offerta Free Sunday). Finalmente, alle quattro e venti, mi hanno richiamato. Il bambino piange, non vuole stare in macchina, ci siamo fermati a fare una passeggiata. Ma porc'... Verso che ora pensate di arrivare, allora? perché io... Risposta: "siamo vicini, ma dipende dal bambino. Se continua a piangere dobbiamo stare qui al parco." Finalmente, alle nove meno dieci arrivano. Io mi aspetto di vedere un povero neonato  provato da un lungo viaggio in macchina, infastidito dall'aria condizionata, innervosito e stanco o un piccoletto che soffre la macchina ed è ridotto ad uno straccio e invece la mamma apre la portiera posteriore e scende un bambino di tre anni che mi guarda e dice: "Era ora, ma quanto ci abbiamo messo ad arrivare?" E lo chiedi a me? A me che ho perso la domenica ad aspettare voi? La madre mi spiega poi che il bambino in macchina si annoiava, continuava a piangere e non voleva giocare a niente, quindi si erano per forza dovuti fermare. Nove ore di ritardo perché il bambino in macchina si annoia?

Era sabato e aspettavo amici per cena. Avevo preparato tutto, erano le otto e dovevano arrivare da un momento all'altro. Aspettavo la mia amica Cristina, suo marito Giacomo e la piccola Emma, di quattro anni. Alle nove meno venti le mando un SMS  Niente. Alle nove, finalmente, arrivano. Apro la porta e mi trovo davanti Cristina con in braccio una Emma in lacrime. Sto per chiederle se va tutto bene, ma Cristina mi anticipa: "La zia Lena ha tutto pronto, guarda in cucina. Adesso glielo chiediamo e vedrai che la camomilla è quasi pronta, la tua, quella con i fiori sulla scatola, proprio la camomilla delle principesse, la zia Lena te l'ha già preparata, vero zia Lena?" Mi strizza l'occhio. "Certo tesoro, (???) è quasi pronta, ti stavo solo aspettando." Con un abile trucco la bambina viene momentaneamente distratta e Cristina va in cucina a nascondere la camomilla delle principesse nella mia dispensa. "Scusa il ritardo, ma stavo dando da mangiare a Emma e quando le ho detto che saremmo venuti qui ha iniziato a fare i capricci. Prima voleva che veniste voi da noi per farti vedere tutti i suoi giochi, poi ha voluto a tutti i costi farti un disegno, poi ha scelto cinque bambole da portarsi qui e un libro da colorare e poi si è messa in testa che qui da voi voleva la camomilla e che tu non ce l'avevi.". Un'ora di ritardo per i capricci di Emma?

Era un afoso martedì di fine giugno. Con mia cognata e i nipoti decidiamo di andare in piscina a rinfrescarci un   po'. Vieni da noi subito dopo il lavoro e andiamo subito, mi aveva detto. Esco dall'ufficio, mangio un gelato da Grom (ma quanto è buono?) e alle due, come d'accordo, sono da lei. Mi apre la porta Andrea, il grande. Mi dice di entrare e, se voglio, di guardarlo giocare alla PlayStation. Anche no... "Ma certo, però solo questa partita perché adesso andiamo in piscina, che è molto meglio.". "Aspetta e spera...". Trovo mia cognata in cucina, seduta al tavolo con la piccola. Libri e quaderni, matite e righelli, astuccio, diario e cartella. "Hai visto che è già arrivata la zia? E tu non hai ancora finito i compiti! Finché non li finisci in piscina non ci andiamo, hai capito? Non è possibile metterci due ore per scrivere cinque pensierini sulle tue vacanze!" Poi si rivolge a me. "Io non so come fare, guarda, non si vuole concentrare, eppure durante l'anno scolastico era così brava. Adesso è una questione di principio: finché non finisce non andiamo!".
Penso che è un afoso pomeriggio di fine giugno. Penso che la scuola, la seconda elementare per la precisione, è finita da sì e no due settimane, penso che all'inizio della scuola mancano due mesi e mezzo, penso che con questo caldo e questo sole nemmeno io riuscivo a concentrarmi in ufficio, penso che dopo nove mesi di scuola, corso di inglese, pallavolo, nuoto e teatro un po' di meritato riposo sia sacrosanto, penso che io facevo i compiti il giorno in cui mi arrivava il libro delle vacanze (un intero pomeriggio a scrivere bene, ordinato, a scegliere gli esercizi più belli) e poi tutto il resto la prima settimana di settembre, penso che ho voglia di andare in piscina e anche Anita deve essere d'accordo con me. La bambina frigna, la mamma prova con le buone, con le cattive, poi ancora con le buone. Sono già passati venti minuti, vado un po' con Andrea a giocare alla Play. Altri quindici minuti e sento ancora la bambina che frigna e la mamma che ci prova con le buone e poi con le cattive. Qui non si cava un ragno dal buco, la situazione è ormai compromessa. Prendo l'iniziativa, strizzo l'occhio alla cognata, dico ad Anita che le bambine grandi fanno i compiti sulla scrivania in camera, quella con la luce alogena come nello studio di papà e la porto via. La magia è presto fatta: fare i compiti con la zia è una novità e in dieci minuti ha i suoi pensierini scritti in bella copia sul quaderno di italiano e possiamo andare in piscina. Quarantacinque minuti di  ritardo per i compiti della bambina e a giugno per giunta?

No, no e no. Arrivare in ritardo perché Mattia si annoia in macchina, perché Emma fa i capricci o perché Anita non fa i compiti non sono scuse accettabili. Può capitare la giornata no, può capitare il capriccio, può capitare che i bambini ci facciano perdere tempo, ma non possiamo ammetterlo beatamente come se fosse la cosa più normale del mondo. E' come se arrivassi tardi in ufficio e mi giustificassi col mio capo: "Mi scusi, sa, ma non riuscivo a pettinarmi questa mattina. Quando piove mi si gonfiano i capelli e devo usare la piastra se non voglio sembrare la vocalist di un gruppo reggae.". Può anche essere vero, ma non posso dirlo. Ammettere candidamente -e per giunta senza imbarazzo- che il bambino non aveva voglia di uscire e quindi abbiamo fatto tardi è come dare il due di picche a uno con la scusa che dobbiamo lavarci i capelli o sbrinare il frigo. Non si fa, non si può. No, no e no.

Quello che mi colpisce in maniera particolare è che queste donne, queste madri, sono convinte di avere la piena comprensione del poveraccio che le ha aspettate. Come incolpare un bambino che ha una giornata storta? Come non capire che una madre può arrivare in ritardo? Certo che può, se il bambino è ammalato o si è fatto male, se è stato male o se è caduto dalla bicicletta e si è rotto un dente. Con i bambini gli imprevisti capitano e nessuno può fargliene una colpa. Queste madri, però, non utilizzano degli imprevisti come scuse, ma delle semplici situazioni quotidiane e quindi gliene faccio una colpa. Alle madri, beninteso, non ai bambini.

La cosa deleteria, però, è un'altra: le madri si scusano per il ritardo dovuto ad un capriccio del loro pargolo davanti al bambino, giustificandolo. Scusa, sai, ma proprio non aveva voglia e allora gli ho dovuto leggere una favola. Scusa, sai, ma non voleva mettersi il giaccone invernale e col freddo che fa non potevo certo dargliela vinta, quindi ho passato mezz'ora a convincerlo. Scusa, sai, ma oggi voleva andare al parco con i suoi amici e mi ha messo il muso, quindi gli ho promesso che ci saremmo fermati a prendere un pacchetto di figurine prima di venire qui. 
In questo modo i bambini -la cui furbizia è inversamente proporzionale all'età- capiscono di avere il potere, di poter fare quello che vogliono e di poter addirittura far fare alle madri quello che vogliono. Se questa volta per andare dai nonni sono riuscito a farmi comprare le figurine, la prossima volta mi faccio comprare un pallone nuovo. Se piangendo la mamma è rimasta a casa con me fino alle tre, la prossima volta non la faccio uscire del tutto. Non sono pensieri razionali, ovviamente, ma questo è il messaggio che ricevono e così il gatto inizia a mordersi la coda in un cerchio senza fine.

Scusate il ritardo, ma dovevo lavorare.


30 commenti:

  1. Non ho mai commentato, ma ho sempre letto. Mi sei mancata, ben tornata! A.S.

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    1. se non hai mai commentato, non ti ho mai ringraziato.GRAZIE!

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  2. Bentornata!!!!! Finalmente, mi sei mancata tanto ma questo post è meraviglioso, è valso l'attesa!
    Comunque sempre più agghiacciante... e poi ci si chiede come mai tutti dicano che i bambini oggi sono tiranni e i genitori sono schiavi.
    Ovviamente le esigenze dei bambini vanno rispettate, ma qui è troppo ed è ridicolo.

    Lumen

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    1. Grazie Lumen cara, mi sei mancata tanto anche tu! Il bello è che non solo crescono dei piccoli tiranni ma, nei brevi attimi di lucidità, si chiedono come mai sia capitato proprio a loro di avere un figlio dispotico e insolente... bah! Se vogliono fare un viaggio di duecentotrenta chilometri in quindici ore, che facciano pure, ma che abbiano la decenza di capire che è una follia!

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  3. Dopo leggo, ma intanto bentornata! Mancavano i tuoi post (e anch'io non ho mai commentato ma sempre letto)! L

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    1. Grazie anche a te, L. E se il primo commento è per dirmi che i miei post mancavano non può che essere un onore per me!

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  4. Finalmente! io ero tra quelle che pensava fossi incinta e non ce lo volevi dire :)
    Eccomi, ritardataria cronica da sempre (più anticipo la sveglia e più riesco ad essere in ritardo, più tempo ho e più ne perdo) figuriamoci con due bambini! Non credo però di aver trovato mai scuse come quelle da te descritte (magari è successo ma per decenza almeno non l'ho detto!) fffiiiuuuuu!! con i tuoi post gioco a "celo - manca" e quando "manca" sono contenta :) Brava come sempre e bentornata mio grillo parlante! Orietta B.

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    1. Cara Orietta, se decidessi di rimanere incinta non potrei mai tenervelo nascosto!! Tra di voi c'è chi spera che faccia dei figli, perchè dice che sarei un'ottima madre, e c'è chi si augura che una sciagurata come me non procrei mai e poi mai nella vita. C'è chi fa il tifo per, c'è chi fa il tifo contro e c'è chi è solo curioso di vedere come va a finire. ;)Sono felice che questa delle scuse ti manchi...ti assicuro che è insentibile! Adesso vado, devo aiutare mio marito a guardare la televisione ahahahah

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    2. Come già sai, adoro i tuoi post perchè dici cose verissime che purtroppo rispecchiano la realtà di quanto ci circonda. Io sono tra quelli che proprio non te lo augurano di rimanere incinta perchè considero l'avere un figlio una disgrazia, mi sei simpatica perciò non potrei mai augurarti una disgrazia! :-) Per quanto riguarda i genitori sconsiderati che si chiedono come mai sia capitato proprio a loro di avere un figlio dispotico e insolente, credo che siano loro ad averli creati dandogliela sempre vinta e non applicando mai un pò di sano buonsenso.

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    3. Quando sono all'estero, quando famiglie svedesi con minimo tre figli invadono le mie zone per prendersi un po' di sole, quando sono a cena con le famiglie americane (cosa che per lavoro mi capitta spesso), o quando vado in visito città d'arte e musei e vedo queste belle famiglie serene e calme penso che i figli siano quanto di più bello ci possa essere. Poi passo un'ora in un parco giochi della mia città, una serata al ristorante o vado a cena da mia cognata e mi trovo improvvisamente d'accordo con te... La disgrazia non sono i figli, la disgrazia è non essere in grado di fare i genitori!!!!!

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  5. Anche a me sei mancata anche se non ho mai commentato! Comunque verissimo quello che dici!

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    1. Accidenti, grazie a questa assenza sto scoprendo nuovi lettori...GRAZIE!!!
      Anch'io leggo molti blog, ma non commento mai ;)

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  6. Sono d'accordo su TUTTO!!! Ma proprio TUTTO! Non ho altro da aggiungere (a parte che la coppia delle nove ore di ritardo era da fucilare)

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    1. Ti assicuro che la tentazione è stata fortissima, soprattutto per la totale naturalezza con la quale mi spiegavano il perchè del ritardo....
      Ben Tornata!

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  7. finalmenteeeeeee! Rieccola, e con uno splendido post!!!!
    Bentornata Lenaaaaaa!!!! (ero un po' stufa di aprire questa pagina speranzosamente e.... umpf.... ancora niente...) :D

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    1. Mi dispiace avervi lasciato così... ma adesso sono tornataaaaa!!!

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  8. Ciao! Io ho letto quasi tutti i tuoi post ed è la prima volta che commento!
    Ti volevo ringraziare e dirti che saresti una tra le poche e rare mamme davvero meritevoli di formare uno o più adulti di domani!
    Fai come vuoi, io ho la mente incasinatissima x quanto riguarda me, però è un peccato che chi ha della testa non si cimenti e chi ne ha poca invece...
    Altro pensiero: le mamme che descrivi (e da quando ti leggo vedo che è proprio così) spero vivamente siano persone dotate di poco buon senso e che lo fossero anche prima di procreare... Tante di loro "esistono" solo da quando hanno messo al mondo un figlio, sono donne che senza il figlio non avevavo e non erano nulla...
    Un bacio!

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    1. Ciao Irene e benvenuta!
      grazie per le belle parole, davvero.
      La coppia del ritardo di nove ore, per fare un esempio, era probabilmente già idiota prima di procreare, ma altre mamme di cui parlo erano persone che stimavo e apprezzavo per la loro razionalità, il loro buon senso e la loro capacità di capire le esigenze del prossimo. Non so esattamente perchè succede, ma succede: con un figlio ci si trasforma, in peggio. Una volta mamme, queste donne sono sicuramente più felici, provano un amore che mai pensavano di poter provare, si sentono complete e appagate, ma sono diventate dei mostri di insensibilità e bambinocentrismo. Vorrei avere più ottimismo, vorrei poter dire con certezza "a me non succederà", ma non ci riesco.
      Un bacio anche a te...e tanto ottimismo (per te e per me!)

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  9. Sono sconcertata. Credo di non aver mai potuto pronunciare la frase "non mi va" (di mangiare/di dormire/di fare i compiti/di stare in macchina) davanti ai miei genitori prima dei quattordici anni.
    E bentornata.

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    1. Forse questi genitori erano proprio come te (e me) e non potevano dire "non mi va" e, per qualche strano motivo, si sono convinti che amare un figlio significhi non farlo mai sentire frustrato, limitato o -diononvoglia- incazzato. Risultato a breve termine: bambini dispotici che decidono del proprio e dell'altrui tempo. Risultato a lungo termine: adulti che...non voglio nemmeno pernsarci.

      Grazie per il bentornata

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  10. Bentornata, Lena. I tuoi post sono sempre fonti di riflessione. O di sbalordimento.

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    1. Grazie! Mi sembra quasi impossibile che i miei post possano sbalordire, eppure non sei la prima a dirmelo. E' così drammaticamente visibile quello che descrivo, è così tanto sotto i nostri occhi, tutti i giorni, in ogni momento che diventa parte dell'ambiente e non ce ne rendiamo conto. Come il rumore di un frigorifero o di un condizionatore, di cui ti accorgi solo quando smette...

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  11. Bentornata
    stavo in pensiero :)

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  12. Rieccoti! Tutto bene il lavoro?
    E' un grande piacere rileggerti, il tuo post come sempre colpisce dritto nel segno.
    Un abbraccio
    ste

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    1. Tutto bene, grazie! E' stata una faticata, ma sono proprio soddisfatta e spero sia l'inizio di una nuova carriera...
      Un abraccio anche a te!

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  13. Ancora una volta, con me sfondi una porta aperta. E vogliamo parlare di quando vieni tu invitato a cena all'ora X, ti presenti all'ora X e vieni accolto da un "accomodati in bagno, Tizio sta facendo il bagnetto" oppure da un "vieni in camerina, stiamo tagliandoci i capelli" come se fosse cosa ovvia?
    Io ricordo perfettamente che quando veniva qualcuno a trovarci in un'ora atta a far parte anche della mia giornata ci si presentava vestiti, puliti e magari pure coi capelli tagliati. Ma tutto questo fatto PRIMA che l'ospite arrivasse. E, anzi, se azzardavo un capriccio mi veniva ricordato con tono affettuoso ma fermo che la visita tanto attesa era una delle ragioni per le quali ci si doveva spicciare, perché accogliere qualcuno in mutande non è necessariamente sintomo di buona educazione. Punto e chiuso.
    E, a proposito dei "non mi va". Vogliamo parlare della gestione di pranzi/cene/cibo?
    Io normalmente, se non c'erano persone invitate, da una certa età in poi mangiavo a) presto (sette/sette e mezzo); b) seduta a tavola compostamente dall'inizio alla fine; c) quello che mi veniva dato. E non c'era questione. Ci si alzava da tavola quando tutti avevano finito (e ai pranzi di natale e pasqua, quelli in cui gli adulti rimangono fino alle quattro a chiacchiera, ricordo perfettamente che tutti noi cugini, i piccoli della famiglia dovevamo, una volta finito il dolce, chiedere il permesso di alzarci alla nonna-decana - nonna che che lo dava, ovviamente, se il pasto vero e proprio era finito, ma alla quale lo abbiamo dovuto chiedere comunque tutte le volte, per insegnarci che non era né ovvio, né ad arbitrio nostro, né scontato). Non ci si alzava da tavola se non si aveva finito. Oppure si dichiarava di non avere fame. In quel caso, pace e amen. Non c'era il "vuoi qualcosa di altro?". E allo stesso modo non aver fame non era mai una tragedia. Infine, ad eccezione dei cibi 'strani' (nessuno si è aspettato da me che mangiassi le cozze, i rognoni o la carne cruda fino a una certa età) si assaggiava tutto, sempre. Ciò che non si conosceva si poteva prendere in quantità minore; di ciò che non piaceva ma faceva bene (l'insalata) si poteva non fare il bis. Ma non si faceva il bis di ciò che piaceva se prima non si era finito ciò che non piaceva. E delle volte ho ingoiato foglie di insalata intere, prima di imparare ad amarla. Ma quanto le ringrazio, ora, quelle foglie, quando vedo bambini che assaggiano e sputano nella mano di mamma come se fosse cosa ovvia: "poverino, non gli piace"...

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    1. Visto che sei nuova mi permetto di segnalarti qualche vecchio post (li trovi tutti nell'archivio, in ordine alfabetico)
      CIBO: http://www.dibuonalena.blogspot.it/2012/07/buon-appetito.html
      ITALIANI E STRANIERI A CONFRONTO: http://www.dibuonalena.blogspot.it/2012/06/ho-visto-dei-bambini.html

      Da quello che hai scritto sono sicura che apprezzerai...

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  14. Bentornata Lena, non sai quante volte ho controllato inutilmente il blog per vedere se c'era qualche nuovo post!!!! Comunque faccio parte anch'io del gruppo di quelli che pensavano che tu fossi incinta... :)
    Da ritardataria cronica (però solo 10 minuti, dai, mai le ore!!) faccio tesoro di questo post e se in futuro dovessi avere dei figli mi ricorderò di non dare la colpa a loro per i MIEI ritardi!! Perchè sicuramente -spero- dipenderanno dalla mia disorganizzazione e non dalla mia accondiscendenza per i loro capricci!

    Mi chiedevo una cosa: ti ha mai scritto (in privato, perchè nei commenti non mi sembra di aver mai letto niente di simile) qualcuno che si era riconosciuto in uno degli episodi che hai raccontato nel blog? Mi sono chiesta cosa succederebbe se i genitori di Treviso leggessero questo post: si renderebbero conto dell'assurdità del loro comportamento o si incazzerebbero perchè hai osato criticare una cosa tanto elementare come doversi fermare ogni 10 minuti per non far annoiare il bambino?

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    1. Bentornata anche a te!!!

      Rispondo con piacere alla tua domanda:
      ovviamente agisco in incognito sia per preservare la privacy dei protagonisti che, soprattutto, la mia incolumità ne caso amici e parenti scoprissero cosa veramente penso di loro. Cambio tutti i nomi: i miei personaggi sono tutte persone che realmente esistono, ma chiamo i bambini come i loro zii o come i loro genitori, i genitori come i miei compagni di classe, i miei parenti con nomi totalmente inventati...insomma quello che leggi è tutto vero tranne nomi! Cambio tutti i luoghi:non era proprio Treviso, ma un'altra provincia del Nord, poco lontano da Treviso, ad esempio. Non ho detto a nessuno che scrivo questo blog (tranne che a Marito, mio primo fan).

      Scrivo in incognito anche perchè, oggi come oggi, dire non voglio avere figli perchè trovo aberrante il modo italiano di essere madre è molto peggio che dire sono omosessuale. Quando ci ho provato sono stata guardata con compassione -poverina- o dall'alto al basso -questa è un mostro insensibile- o con diffidenza -è contro natura, non sa quel che dice-
      Dire di non volere figli è come bestemmiare specialmente quando, come nel mio caso, sei felicemente sposata da anni.

      Alla tua domanda "Mi sono chiesta cosa succederebbe se i genitori di Treviso leggessero questo post: si renderebbero conto dell'assurdità del loro comportamento o si incazzerebbero perchè hai osato criticare una cosa tanto elementare come doversi fermare ogni 10 minuti per non far annoiare il bambino?" ti rispondo con un mio vecchio post (che però avevi già letto):http://www.dibuonalena.blogspot.it/2012/11/ho-provato-dirtelo.html
      No, non capirebbero...

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